Scrofe da riproduzione rinchiuse in gabbie tanto piccole da impedire loro qualsiasi movimento, piccoli di maiale mutilati senza anestesia o farmaci per controllare il dolore. Non sono sevizie perpetrate da un isolato sadico, ma quanto documentato in oltre 20 aziende suinicole del nord e centro Italia. La terribile quotidianità, per oltre 9 milioni di maiali, che si consuma dentro agli allevamenti intensivi. A denunciare questa atroce realtà, è l’ultima indagine di Essere Animali, organizzazione che – anche grazie ai propri infiltrati muniti di telecamere nascoste – ha registrato queste inaccettabili barbarie. Scene raccapriccianti di quotidiana crudeltà immortalata, fotogramma dopo fotogramma, in quelli che nel 2011 l’astrofisica Margherita Hack definiva “lager”.

“Siamo di fronte a un problema diffuso e strutturale che coinvolge l’intera industria alimentare in Italia ed è causa di ingiustificata sofferenza per animali sensibili e intelligenti. Con la diffusione di questa indagine lanciamo la campagna #SOSpig, con la quale ci rivolgiamo con una petizione alla grande distribuzione organizzata, affinché le catene di supermercati si impegnino ad abbandonare queste pratiche terribili.”

Femmine da riproduzione

Le telecamere di Essere Animali hanno filmato le condizioni in cui vengono allevate in Italia oltre 500 mila scrofe da riproduzione – denuncia l’organizzazione – confinate per più di un terzo della loro vita in gabbie così strette da non potersi nemmeno girare. Durante la prima fase di gestazione, che inizia con l’inseminazione artificiale, il parto e l’allattamento, gli animali vivono in uno spazio poco più grande del loro corpo.

 

Foto Essere Animali

“Le immagini mostrano scrofe letteralmente incastrate tra le gabbie, con il corpo martoriato di piaghe e infezioni dovute al continuo sfregamento contro le sbarre. Ma la sofferenza è anche psicologica. I maiali infatti se privati di ogni stimolo manifestano apatia e comportamenti stereotipati, come lo scuotimento ripetuto del capo. Le gabbie inoltre non proteggono i suinetti dal rischio di schiacciamento perché le scrofe, impossibilitate a muoversi, non riescono a scansarli prima di coricarsi.”

Mutilazioni senza anestesia

L’indagine documenta anche il taglio della coda e la castrazione chirurgica, due operazioni eseguite di routine senza anestesia né analgesia quando i maiali hanno pochi giorni di vita. Il taglio sistematico della coda è una pratica illegale, che sarebbe però ancora effettuata sul 98% dei maiali allevati in Italia, come evidenziato dalla Commissione Europea in un audit realizzato nel novembre 2017.

I suinetti vengono mutilati per prevenire episodi di cannibalismo, un fenomeno frequente negli allevamenti intensivi che, per il D.Lgs 7 luglio 2011, n.122 che stabilisce le norme minime di protezione dei suini, andrebbe limitato fornendo arricchimenti ambientali come la paglia, che permette ai maiali, animali che in natura trascorrono gran parte del tempo a grufolare, una minima attività di manipolazione contribuendo a ridurre le morsicature.

“Nel caso del taglio sistematico della coda siamo di fronte a una diffusa illegalità. La quasi totalità degli allevamenti italiani esegue mutilazioni ‘a tappeto’ e non fornisce agli animali adeguati arricchimenti ambientali.”

La castrazione chirurgica viene invece praticata per prevenire l’odore di verro, un sapore sgradevole che può svilupparsi nella carne rendendola poco piacevole al palato. Il 93% dei maiali allevati in Italia viene castrato e il 97% di questi viene operato senza l’utilizzo di anestesia o analgesia. Ciò è consentito dalla legge su suinetti con meno di sette giorni di vita e ad operare non deve essere necessariamente un medico veterinario, ma anche una persona con formazione sul benessere animale. La pratica è comunque molto discussa, contro la castrazione chirurgica si sono espresse la Commissione Europea, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e la Federazione dei Veterinari Europei (FVE).

Foto Essere Animali

castrazione-maialini

Foto Essere Animali

“L’operazione causa dolore intenso e persistente. I suinetti urlano e si dimenano di fronte alla madre, ma non viene somministrato loro nulla per alleviare il dolore. In molti allevamenti abbiamo documentato anche frequenti illegalità, come castrazioni effettuate da operatori dell’allevamento senza anestesia e analgesia su maiali con più di sette giorni di vita.”

Petizione

Con la diffusione di questa indagine l’organizzazione Essere Animali lancia la campagna #SOSpig per chiedere alla grande distribuzione organizzata di impegnarsi per abbandonare l’utilizzo delle gabbie per le scrofe e le mutilazioni a cui sono sottoposti i suinetti. I consumatori, attraverso le loro scelte d’acquisto, possono fare la differenza in tal senso.

“Le catene di supermercati possono influenzare i metodi di produzione degli allevamenti fornitori grazie al loro potere di acquisto, vincolandoli a non utilizzare gabbie e mutilazioni che causano gravi sofferenze ai maiali. Il ruolo dei consumatori, di conseguenza, è fondamentale al fine di spingere la grande distribuzione organizzata a intraprendere questo percorso. Le nostre richieste sono concrete: gruppi alimentari esteri o interi stati dell’Unione Europea hanno già superato queste pratiche crudeli.”

 

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