La morte del proprio cane, gatto – o qualsiasi altro animale domestico con il quale abbiamo condiviso la vita -, può essere un dolore molto forte da elaborare. Proprio per questa ragione, abbiamo intervistato la dottoressa Maria Letizia Rotolo, psicologa e psicoterapeuta, che si divide tra Bologna e Milano, per dare sostegno psicologico anche a chi deve affrontare questo difficile momento della propria vita.

Legami che nemmeno la morte può spezzare

La morte di un animale domestico, spesso, viene percepito dal proprietario come un lutto sottovalutato dalla società poiché non sempre viene riconosciuto come tale. Sentirsi sminuire tale dolore può finire per amplificarlo. È così? 

È davvero così. Il dolore negato è eccezionalmente profondo e diverso. Purtroppo pochissime persone lo capiscono, o vogliono farlo. È importante rendersi conto che la perdita di un animale va ben oltre la perdita di un animale amato. In qualità di amici amorevoli, siamo in grado di formare legami fortissimi che rimangono parte integrante di noi anche dopo la morte dell’animale amato. Accettarlo è un aspetto importante del processo di guarigione. Molte persone e la società possono deluderci a causa della mancanza di comprensione. Se queste persone non amano gli animali o hanno segretamente paura della morte, la loro incapacità di fornire un adeguato sostegno può apparire come un atteggiamento insensibile, o perfino duro e giudicante. Bisogna provare a mantenere un certo grado di controllo durante questi momenti così difficili: lo dobbiamo ai nostri amici, ma anche a noi stessi. Le emozioni rischiano di travolgerci e il rapporto con gli altri rischia d’incrinarsi, se non addirittura di rompersi, quando soffriamo per la perdita di un animale amato. Alcune delle persone che ci fanno arrabbiare forse vedono gli animali come semplici oggetti, giocattoli o una frivola perdita di tempo e denaro. Oppure si sentono sconvolti e minacciati dai significati reconditi della morte, con i quali si rifiutano di aver a che fare. Magari si arrabbieranno e ci tratteranno male per la nostra sensibilità, «in fondo è morto soltanto un animale», quando in realtà hanno paura di contemplare il pensiero della morte in generale. L’intensità dei nostri sentimenti può intimidirli, ma questo può amplificare la nostra percezione di dolore.

L’importanza di prendersi cura di sé stessi

Secondo la sua esperienza, cosa risulta più doloroso e difficile da accettare da chi ha perso il proprio amato animale?  

Dopo la morte del nostro animale siamo catapultati in un viaggio personalissimo e triste. Preservare un ricordo affettuoso del nostro amico è meraviglioso e fa parte del processo di crescita, ma rimanere attaccati al passato paralizza il presente e mina il futuro. Trovare un modo per prendersi amorevolmente cura di sé stessi nel bel mezzo del dolore e della solitudine sarà uno degli elementi più importanti del processo di guarigione. Lo shock e l’incredulità sono i momenti più dolorosi del processo. L’impegno diventa quindi quello di fornire un nuovo tipo di amore e attenzione non solo a noi stessi, ma anche ai nostri altri animali e alla famiglia. Se eravamo lontani al momento della dipartita troviamo particolarmente difficile accettare la realtà immediata e soprattutto in casi di incidente dell’animale il dolore è fortissimo. La fine orrenda di un legame così stretto è comunicata da un estraneo, che può apparire come il terzo incomodo in una relazione molto intima. C’è un senso di sbagliato, quasi come se il rapporto fosse stato profanato. La terribile notizia è spesso accolta con rabbia e rifiuto, ma anche risentimento nei confronti di chi la comunica. La maggior parte dei veterinari ne è consapevole per via dell’esperienza e del buonsenso. Attualmente le facoltà veterinarie e le cliniche universitarie hanno iniziato a fornire ai loro allievi dei corsi di sostegno al lutto.

Il vuoto della routine

Oltre alla mancanza fisica del proprio compagno a quattro zampe, si trova difficoltà a dover ricostruire una routine? 

Quando muoiono, le particolari responsabilità che ci siamo assunti nei loro confronti dei nostri amici spariscono all’improvviso, in modo traumatico. Tuttavia ne sorgono di nuove: pur travolti dal lutto, siamo costretti a prendere coscienza e ad affrontare una nuova serie di obblighi, connessi alla gestione delle spoglie dell’animale.  Vengono meno le routine, e questo crea un vuoto con possibili risvolti depressivi.

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Dottoressa Maria Letizia Rotolo

La trappola del senso di colpa è un urlo di dolore muto

Spesso, si prova un forte senso di colpa. Come è possibile affrontare questo doloroso meccanismo? 

In caso di evento nefasto, potremmo avere la sensazione di essere venuti meno alle nostre responsabilità, con relativo senso di colpa. Ma questo senso di fallimento spesso è solo una nostra invenzione. In una fase così difficile spesso il buon senso è offuscato dalla fragilità umana. Ci saranno sempre dei momenti in cui veniamo meno ai nostri doveri a causa di una molteplicità di circostanze che davvero possono andare oltre il nostro controllo o la nostra comprensione. In tal caso, il terribile senso di colpa da noi creato non è altro che l’urlo di un dolore che cerca in qualche modo uno sbocco. Di solito proviamo un terribile senso di colpa, pensiamo di essere venuti meno alle nostre responsabilità. Giustificati o meno che siano, questi sentimenti diventano una questione strettamente privata e personale, che tendiamo a seppellire nell’intimo. Spesso neppure i più cari amici e i membri della famiglia riescono a cogliere la profondità e la vastità del nostro lutto. Molti altri sentono il bisogno di autopunirsi con il senso di colpa. I veri problemi non sono né percepiti da loro, né capiti. La maggior parte di noi di tanto in tanto soffre della sindrome «non sono degno» (alcuni più di altri). È importante non sentirsi vittime per tutta la vita. È una percezione autodistruttiva, che fra l’altro non permette di guarire da un grave lutto. Ciò richiede un alto grado d’introspezione, che è anche un buon segnale di guarigione. È proprio quello che i nostri amati animali avrebbero voluto per noi.

Vedere il corpo senza vita favorisce l’accettazione della morte

Gli animali domestici, per chi li ama, sono a tutti gli effetti membri della famiglia: ciò vale anche per il lutto? Ovvero, il dolore per la perdita di un “quattro zampe” è paragonabile a quello che si prova per un proprio caro? 

Chi è in lutto può andare temporaneamente in pezzi, perdendo in parte il controllo. È una componente normale del lutto e non necessariamente una reazione psicologica pericolosa, benché alcuni sul momento ne abbiano paura. Dovrebbe migliorare con il trascorrere del tempo. Ma nel caso in cui non passi, bisogna riconoscere che ci sono dei pesanti fardelli emotivi repressi che tutti noi portiamo, alcuni dei quali possono bloccare la guarigione. Si è scoperto quanto sia importante che i proprietari degli animali vedano il corpo, se la cosa è possibile. La conferma visiva favorisce l’accettazione dell’evento. Inoltre chi ha appena perso un animale dovrebbe poter trascorrere un po’ di tempo da solo con il corpo, se possibile. Lo stesso vale per gli altri animali presenti in casa, se ce ne sono. Alcuni animali sopravvissuti soffrono in silenzio per la perdita del loro amico deceduto. Sembra che lui o lei sia scomparso, e gli altri animali presenti in famiglia potrebbero reagire. Dobbiamo invece gioire del loro ricordo. Sottovalutare ciò equivale a sminuire il valore della loro esistenza. Può essere molto utile per la guarigione organizzare delle commemorazioni e condividere con gli altri i bei ricordi, esaltando al tempo stesso l’amico scomparso. I nostri cari animali ci lasciano dei doni che solo con il tempo scopriremo. Solo quando riusciremo a lasciarci alle spalle il dolore terribile, a sorridere di nuovo al loro dolce ricordo e a piangere di gioia, le cose cominceranno a migliorare. 

Quando l’accudimento estremo nega la vera natura degli animali

Quale ruolo, se ce l’ha, svolge la condizione totale di accudimento? 

Paradossalmente ciò può avere un risvolto negativo: per via dell’assoluta e candida dipendenza degli animali nei nostri confronti, a volte noi stessi arriviamo a essere troppo dipendenti a livello emotivo da loro. Rischiamo di perdere di vista la vera natura del rapporto, aprendo la strada a un successivo disastro emotivo. Decidendo di diventare il caregiver di un animale, lo diventiamo anche nei confronti di noi stessi. Di solito non ci pensiamo, poiché siamo troppo concentrati e dipendenti dai nostri animali. È un atteggiamento che può rivelarsi pericoloso. Non c’è posto per la morte nel nostro cuore. Quando poi l’animale muore, come capita a tutti, lo shock in genere amplifica l’elaborazione del lutto. Alcuni legami con gli animali diventano patologici quando il proprietario sviluppa un senso distorto di accudimento, assolutamente sproporzionato rispetto alla natura e alle esigenze dell’animale. Ad esempio, i casi in cui gli animali devono indossare tutti i giorni un abito. Citando esempi più estremi, i proprietari regalano ai loro compagni pelosi bambole e giocattoli, arrivando perfino a portarli in giro in carrozzina. Il pericolo sorge quando il comportamento del proprietario diventa un po’ troppo strano e nega la vera natura dell’animale.

Imparare dai nostri animali l’accettazione della morte

Quali consigli si sente di dare a chi sta attraversando questa dolorosissima esperienza?

 Durante il lutto per questo particolare tipo di perdita, dobbiamo saper accogliere una nuova, scioccante consapevolezza. È proprio in questo che si rivelano di grande aiuto gli psicologi specializzati nel lutto. Non sottovalutate inoltre il grande valore del sostegno offerto da amici, familiari e gruppi e chat on-line. Il punto essenziale è che tutti noi diventiamo persone migliori grazie ai nostri cari animali, o perlomeno siamo potenzialmente in grado di diventarlo. Ma cosa poi decidiamo di essere è tutta un’altra faccenda. Quando muore un animale amato, perdiamo un membro strettissimo della famiglia, una diletta estensione di noi stessi. Ma gli obblighi che ci siamo assunti non sono terminati: ora dobbiamo vivere senza di lui. È un obbligo nei confronti di noi stessi di cui dobbiamo essere consapevoli e a cui bisogna adempiere in questo durissimo momento di dolore. Guarire dalla sofferenza è una responsabilità che abbiamo nei confronti di noi stessi. Non c’è dubbio che, se il nostro amato compagno animale potesse parlarci nell’aldilà, è proprio quello che ci chiederebbe di fare. Dobbiamo gioire del loro ricordo. Sottovalutare ciò equivale a sminuire il valore della loro esistenza. Non sarebbe una grande prova d’affetto se imparassimo da loro come affrontare la morte? Non dovremmo negare a noi stessi l’opportunità di evocare la presenza continua dell’animale nel nostro cuore per migliorare la vita quotidiana. Bisogna continuare a vivere, anche nei momenti di dolore e lutto, ma in maniera nuova. La meravigliosa esperienza di aver condiviso gli spazi con degli animali e aver imparato da così tanto da loro ci ha arricchito profondamente. Ognuno di noi è in grado di compiere meraviglie.

Non vergognarsi di chiedere aiuto

Le persone che si trovano ad affrontare questo tipo di lutto, secondo quella che è la sua esperienza, si vergognano a chiedere aiuto rivolgendosi ad una specialista oppure inizia ad esserci maggiore consapevolezza in tal senso? 

Nel caso in cui il dolore non passi, bisogna riconoscere che ci sono dei pesanti fardelli emotivi repressi che tutti noi portiamo, alcuni dei quali possono bloccare la guarigione. Uno psicologo specializzato nel lutto per gli animali può esserci di grande aiuto, si sta diffondendo una cultura di sensibilizzazione in questo ambito.  Trovo moto utile, in questo senso,  utilizzare L’EMDR per l’elaborazione del lutto e quindi anche il lutto animale.  Sono una Terapeuta EMDR e svolgo ricerche sull’elaborazione del lutto attraverso tale pratica.

Per contattare la dottoressa Maria Letizia Rotolo, visitare il suo sito oppure scrivere a marialetizia.rotolo@hotmail.it

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