Perdere il proprio compagno a quattro zampe è uno strazio, un lutto in piena regola che, spesso però, non viene compreso come tale da moltissime persone. Al dolore per la perdita di chi si ama, dunque, capita di dover sommare la solitudine per la mancanza di appoggio o per il timore di non essere compresi. Proprio la mancanza di riconoscimento sociale di un dramma intimo, può dunque finire per rendere questo dolore ancora più forte poiché ciò amplifica la solitudine.

La verità è che non esistono lutti di serie A e di serie B. La disperazione è normale quando dobbiamo fare i conti con la quotidiana, tangibile, assenza di chi si ha amato. E non importa che questo qualcuno abbia gambe o zampe. Quando avviene questo distacco, il mondo diviene in scala di grigi, l’aria sembra non riuscire a riempire i polmoni, inizialmente non si trova la voglia di uscire di casa. 

Inseparabili e amorevoli compagni di una vita, gli animali domestici sono come eterni bambini che si vorrebbe poter proteggere sempre. Eppure vecchiaia e malattie non risparmiano nemmeno loro e, spesso, ci si ritrova a dover decidere se mettere fine alle loro sofferenze, abbreviando il tempo che ancora abbiamo con loro. Un ultimo atto d’amore, l’ultimo gesto per tentare di proteggerli da quella sofferenza rispetto alla quale non c’è cura. Come in una pellicola senza fine, si passano in rassegna tutti i ricordi felici, le espressioni indelebilmente impresse nella memoria, gli sguardi complici più eloquenti di qualsiasi parola. La casa sembra vuota e il rientro dal lavoro non ha più lo stesso sapore. 

Quando si trova la forza di dare voce a quel groviglio di tristezza e malinconia che appesantisce il cuore e annoda la gola, capita di sentirsi dire con frasi come “è solo un cane o un gatto” oppure “ne compri un altro”, pronunciate maldestramente – anche se certamente in buona fede – da chi crede che si possa sostituire chi amiamo.

La morte di un cane, di un gatto o di un qualsiasi altro animale con il quale si è condivido un pezzo della propria vita, provoca un dolore lacerante, sordo quanto – ancora – poco trattato. Eppure, esternare questa sofferenza è un passo fondamentale per poterlo elaborare. Parlare, con chi comprende il peso di quell’assenza, è il primo passo da fare per sollevare, lentamente, quel macigno che opprime cuore e stomaco.

Che si scelga di farsi aiutare o meno da un professionista, ciò che è certo è che quel vuoto lasciato dai nostri compagni a quattro zampe ha bisogno di tempo per essere lenito e presuppone un percorso di accettazione e rielaborazione di quanto accaduto. Una volta sfogata la rabbia e la tristezza per la dipartita di chi amiamo, dopo essersi perdonati sensi di colpa che – nel marasma emotivo – finiscono sempre per venire a galla, forse si riuscirà a cambiare prospettiva provando gratitudine per il tempo che ci è stato dato e non torturandosi per quello tolto. 

È convinzione di chi scrive, che si debba sempre tenere a mente due certezze fondamentali: 

  • Il nostro amico a quattro zampe ha avuto una vita felice poiché gli abbiamo dato, ogni giorno, tutto l’amore e le attenzioni di cui siamo capaci;
  • Abbiamo fatto tutto ciò che ci era possibile per curarlo;

 E chissà che non abbiano ragione i nativi americani, secondo i quali,  un giorno ci potremmo ricongiungere ai nostri amati animali sul leggendario ponte dell’arcobaleno. Questa volta, senza dovergli mai più dire addio.  

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