La nascita di un bimbo è certamente un lieto evento ma, talvolta, non lo è per tutti. Spesso, infatti, il connubio “gravidanza e gatti” è destinato a finire sul nascere e a lasciare il tetto “coniugale” è, ovviamente, Micio. Moltissime persone, infatti, decidono di  rinunciare al proprio felino di casa poiché temono che questo possa trasmettere la toxoplasmosi alla mamma a mettere così a rischio la salute del nascituro. Non è raro, dunque, che gattini e rifugi siano chiamati ad accogliere animali da sempre abituati in casa per allontanarli in tutta fretta dall’abitazione. Un trauma – inutile dirlo – per i gatti catapultati improvvisamente in luoghi a loro estranei o, nella migliore delle ipotesi, isolati in spazi non frequentati della loro casa per limitare il più possibile il contatto con le loro padrone.

Ma è davvero necessario tutto ciò? No ovviamente. Basti pensare che il maggiore responsabile di infezione di toxoplasmosi nell’uomo non è il gatto ma il consumo di alimenti crudi, in primis carne e salumi. A confermarlo è anche l’Istituto Superiore di Sanità facendo riferimento ad uno studio – pubblicato sul British Medical Journal nel 2000 – che ha coinvolto diversi centri in Europa, tra i quali anche due centri italiani, ovvero uno a Napoli e l’altro a Milano. La ricerca indica tra le principali fonti di infezione nelle donne in gravidanza il consumo di carne poco cotta.

Dai risultati emerge, infatti, che i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione (dal 30 al 63% dei casi dovuti all’assunzione di carne poco cotta). Per proteggersi dalla toxoplasmosi, è quindi necessario evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavarsi molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata. Lo stesso studio, evidenzia che un’altra importante fonte di contaminazione è rappresentata dalla manipolazione della terra degli orti e dei giardini, dove animali infetti possono aver defecato. È quindi necessario che, chi svolge attività di giardinaggio, si lavi molto bene le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi. Lo stesso vale per il consumo di ortaggi e frutta fresca, che dev’essere lavata accuratamente sotto acqua corrente.

Come riporta anche lo studio citato dall’Ente del Ministero della salute, infine, negli ultimi anni si è ridimensionata l’attenzione nei confronti del gatto come portatore della malattia, in particolare se si tratta di un gatto domestico, alimentato con prodotti in scatola e la cui lettiera è cambiata tutti i giorni. La pulizia della lettiera gioca un ruolo centrale. Le cisti del parassita, eliminate attraverso le feci,  si schiudono infatti dopo tre giorni con condizioni ambientali adatte. La temperatura ambientale mite ed una adeguata componente di umidità, sono condizioni indispensabili per far “maturare” le oocisti che, per trasformarsi in una “minaccia” per la gestante, devono quindi poi essere ingerite tramite la manipolazione delle feci.

Ricordiamo, inoltre, che anche qualora Micio dovesse contrarre l’infezione mangiando prede o carne cruda infetta, eliminerà le cisti del parassita per un periodo di tempo limitato, ovvero per circa 15 giorni a seguito dell’infestazione.

Che fare, dunque, per proteggere mamma e la vita che porta in grembo dalla toxoplasmosi? Evitare di nutrire il gatto con carne cruda, pulire regolarmente la lettiera così da evitare che le feci vi rimangano per giorni e  lavarsi le mani ogni volta che si effettua tale pulizia.

Al bando, quindi, allarmismi ingiustificati. È bene sottolineare, infine, che l’infezione contratta prima della gravidanza, conferisce alla mamma immunità permanente azzerando i rischi per il feto. Un semplice esame del sangue – che nel nostro Paese viene fatto di routine tra gli altri accertamenti cui sono sottoposte le gestanti –  permette di individuare la presenza di anticorpi e conoscere così lo stato del sistema immunitario nei confronti del parassita.

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