Hanno scatenato diverse polemiche, arrivate anche oltre i confini provinciali, le dichiarazioni rese da parte del servizio pubblico veterinario di Forlì al sito Forlì Today. 

Il tono con il quale è stata lanciata l’iniziativa, infatti, sembra aver creato un certo allarmismo non solo tra i proprietari di animali ma anche in seno alle associazioni animaliste. Se, da una parte, il timore è quello di assistere ad un incremento di paura in chi condivide la propria vita con cani e gatti, pensando di poter rappresentare per loro un fattore di rischio, dall’altra ci si preoccupa per lo stress che l’ingresso nelle strutture di ricovero come canili e rifugi potrebbe generare negli animali domestici

Stando alle dichiarazioni riportate nell’articolo, infatti, “gli animali di chi è contagiato da Coronavirus sarebbe bene che fossero allontanati e messi al riparo dal contatto”. Proprio per “evitare qualsiasi rischio di contagio e per assicurarsi che gli animali domestici, cani e gatti in particolare, siano adeguatamente curati durante il periodo di convalescenza e quarantena dei padroni malati – si legge – l’Ausl ha istituito un servizio al canile comprensoriale e il vicino rifugio per gatti in modo che si possa provvedere a loro”. 

Nessuno dei due gattili adiacenti la struttura, tuttavia, ha mai ricevuto richieste del genere da parte dell’Ausl. In effetti, conferma il Comune di Forlì, i 7 box sono stati allestiti tutti all’interno del canile comprensoriale forlivese. Dunque, diversamente da quanto comunicato inizialmente, anche i gatti finirebbero all’interno della struttura comunale seppur in appositi box attrezzati. 

“Si tratta di un input arrivato dall’Ausl – chiarisce il vicesindaco di Forlì, Daniele Mezzacapo – di una misura che potremmo definire “anti abbandono”, uno strumento aggiuntivo di cui ci si può avvalere ma in maniera del tutto volontaria e non obbligatoria”. Del resto, la direzione intrapresa fino ad ora, non solo dalla Regione Emilia Romagna ma dalle stesse linee guida tracciate dalla comunità scientifica, è quella di assistere gli animali a casa mantenendo le misure di distanziamento sociale.  Se, infatti, è vero che ci si raccomanda di osservare anche per gli animali domestici, le medesime indicazioni sanitarie a cui si devono attenere tutti i membri della famiglia che condividono la casa con un paziente positivo al Covid19, in nessuna pronuncia viene consigliato di allontanare gli animali domestici dal proprio contesto familiare

È la stessa Regione Emilia Romagna, con una circolare inoltrata il 2 aprile scorso a Comuni, Aziende Usl e associazioni di volontariato, a sostenere l’attività di parenti e volontari in tal senso, stilando una serie di indicazioni pratiche alle quali attenersi nella gestione di animali di persone affette da Covid 19, proprio per evitare eventuali episodi di rinuncia o abbandono di animali da compagnia

“L’animale deve essere gestito presso l’abitazione del proprietario – si legge nel decalogo al punto 8 – o, se necessario, essere accolto temporaneamente da parenti o amici. Nel caso tale gestione non fosse possibile, deve essere contattato il comune di riferimento al fine di poter collocare l’animale in modo idoneo, previa valutazione”.

Soluzioni alternative a quella della gestione domestica, dunque, devono essere considerate in extrema ratio. I box allestiti all’interno del canile di Forlì, dunque, sarebbero a disposizione dei cittadini qualora – ad esempio – i cittadini avessero necessità di essere ricoverati e non potessero contare sull’aiuto di familiari o volontari per l’accudimento degli animali.

Un soccorso che, tuttavia, non sembra al momento mancare a livello locale. “Non sottovalutiamo l’impatto in termini di stress che l’ingresso in canile può avere sui nostri animali domestici – sottolineano congiuntamente le associazioni animaliste “Volontari canile di Forlì”, “Acpa”, “Dna, difesa natura animali ambiente”, e “Animal Freedom” -. Auspichiamo che possano trovarsi situazioni alternative ai canili o rifugi e diamo la nostra disponibilità ad aiutare in tal senso per fronteggiare eventuali situazioni di necessità evitando l’ingresso nelle strutture”. 

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