Consentito uscire di casa per accudire gli animali di rifugi o colonie feline. Volontari e cittadini che si prendono cura di gatti che vivono in stato di libertà in colonie, oppure di quattro zampe ospitati nei rifugi, possono uscire di casa in deroga al Decreto imposto dal Governo per limitare la diffusione del Covid-19. A chiarirlo è il Ministero della Salute in una nota.

“Sono consentite le attività di accudimento e di gestione degli animali – chiarisce il Ministero nella nota protocollata il 2 marzo 2020 – nelle strutture zootecniche autorizzate /registrate dal servizio veterinario ivi compresi canili e gattili e l’accudimento e cura delle colonie feline e dei gatti in stato di libertà garantite dalle legge 281/91″.

Se, dunque, i canili comunali nei quali sono presenti operatori possono interdire l’ingresso ai volontari, proprio poiché l’attività di questi ultimi è accessoria e non indispensabile all’accudimento, diverso è il discorso per le strutture gestite interamente dai volontari o per gli animali che vivono in libertà sul territorio. “Gli spostamenti legati alla cura degli animali d’affezione – chiarisce il Ministero -, rientrano nell’ambito della deroga relativa ai motivi di salute, in quanto sono da estendersi anche alla sanità animale”.

Volontari e cittadini che si muovono da casa per prendersi cura di animali senza famiglia, dunque, dovranno essere muniti di autocertificazione da esibire nel caso di controlli da parte delle forze dell’ordine.

Diverse le regole a cui dovranno attenersi i padroni di animali per i quali sono comunque previste una serie di libertà a tutela del benessere dei quattro zampe.

Nel frattempo, l’associazione nazionale medici veterinari italiani, smentisce la notizia diffusa in questi giorni, secondo la quale si starebbe assistendo ad un picco di abbandoni di animali.Credo sia più rischioso dare la mano a una persona che abbracciare un cane , ha affermato il presidente di Anmvi, Marco Melosi.

Dalla stessa associazione, arriva poi una precisazione rispetto alla dichiarazione resa da Angelo Borrelli, capo dipartimento della Protezione Civile che aveva affermato: “Sappiamo che il coronavirus è presente anche nei  cani“.

“In Italia – spiega Anmvi – il Covid-19 non è presente nei cani. Le positività rilevate ad Hong Kong – senza sviluppo della malattia e le uniche al mondo- non sono state considerate rilevanti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale nè dall’OMS circa la natura interumana del contagio da Covid-19. Questo nuovo coronavirus si è adattato all’uomo”.

E’ corretta, invece, l’affermazione  dello stesso Borrelli in cui sottolinea come, “in nessun modo e’ stata dimostrata la possibilità di contagio animali-uomo”.

L’associazione nazionale medici veterinari italiani, dunque, esorta le autorità a diffondere messaggi chiari e inequivocabili, ricordando che nelle famiglie italiane vivono 15 milioni di cani e gatti. 

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