La polizia locale di Reggio Calabria avrebbe fermato e denunciato 3 volontarie che, su macchine diverse e provviste di autocertificazioni e dispositivi, stavano raggiungendo una colonia per sfamare i mici. Immediata è scattata la controdenuncia, anche da parte del Partito animalista europeo nella persona di Enrico Rizzi, ed ora il fascicolo è finito sul tavolo della Procura di Reggio Calabria. Nel frattempo, però, il timore è che nessuno si occupi dei gatti randagi fino alla fine dei 15 giorni di quarantena.

A far scattare la segnalazione, attraverso una nota all’emittente locale Reggio tv, sono le tre volontarie ovvero Amelia Aguglia, Rita Alparone e Daniela Agricole, rispettivamente Presidente, vicepresidente e volontaria dell’ associazione “Dagli Stalli Alle Stelle”. Si tratta di una realtà, costituita nel febbraio scorso, proprio per la tutela dei gatti di strada.

“Sono state denunciate perché creavano assembramento e non perché stavano sfamando gli animali”, replica la Polizia Municipale ai microfoni di StrettoWeb. Ma andiamo con ordine.

I fatti risalgono a lunedì scorso quando, scrivono le volontarie, “a seguito di una segnalazione dell’ennesima colonia felina, ci siamo recate sul posto a bordo di mezzi diversi e rispettando quelle che sono le misure del DPCM. Avevamo, quindi, mascherine, guanti, autocertificazione, Decreto Ministeriale, statuto dell’associazione e tesserino di riconoscimento delle Guardie zoofile

Arrivate sul posto, in viale Zerbi, altezza di via Roma- Pineta in via marina, ad aspettarle non ci sono solo i mici ma due agenti della Polizia Locale a bordo della pattuglia n°15.

“Immediatamente – denunciano le volontarie – senza voler in nessun modo visionare la documentazione in nostro possesso, hanno provveduto a stilare denuncia secondo il decreto Regionale. Dopo vari tentativi di far visionare la documentazione in nostro possesso, i due agenti si sono messi in contatto con il comando della polizia locale ma, con nostra grande sorpresa, la direttiva data agli agenti è stata quella di proseguire nella denuncia”.

“Abbiamo cercato in tutte le maniere di farli ragionare per ben 2 ore, sotto la pioggia, leggendogli dettagliatamente il decreto del Ministero della Salute, specificatamente nel paragrafo che prevede la continuità di accudimento e gestione delle colonie feline sul territorio secondo la legge 281/91. Gli agenti, quasi sbeffeggiando il nostro ruolo, affermavano che il Decreto ministeriale aveva valore soltanto per gli animali domestici e che i documenti dell’associazione, senza nemmeno averli presi i consegna, erano senza valore in quanto potevano essere contraffatti costituendo una associazione solo per lo scopo di andare in giro per la città. Ciò, dunque, non tenendo conto della data di costituzione della nostra associazione risalente a febbraio di quest’anno, quando dunque il Covid-19 in Italia ancora non era stato rilevato”.

Non capiamo come noi volontari possiamo essere denunciati e trattati da malviventi, da trasgressori della legge, nonostante questa preveda il nostro operato“, affermano amareggiate. “La cosa più triste è che questa denuncia implicherà problemi ai randagi più che a noi persone, poiché prevede che dopo la stessa, il denunciato sia obbligato a dover fare la quarantena forzata di 15 giorni. Lasceranno morire di fame quelle colonie che prima di questa emergenza venivano regolarmente accudite”.

“Consegnataci la denuncia, ci siamo rifiutate di firmare in quanto nella stessa veniva riportata che era fatta in quanto eravamo sprovviste di documentazione accertante e questo era falso. Questo è un abuso di potere, oltre che una non conoscenza delle norme in vigore in Italia, ma anche un maltrattamento animale in quanto non abbiamo potuto mettere del cibo e dell’acqua agli animali e, per 15 giorni, vivremo con l’angoscia di non poter accudire tutti i randagi che fino ad oggi sono riusciti a sopravvivere anche grazie a questi nostri continui interventi”.

Poi l’appello rivolto alle autorità: “L’appello che facciamo è quello che intervengano da subito gli organi preposti e che facciano luce su quella che è, a tutti gli effetti, una linea guida del governo che non può e non deve essere ad interpretazione personale“.

“Provvederemo da subito ad intraprendere, con tutti i mezzi, alla risoluzione legale di questo abuso con e per mezzo di tutti gli strumenti che la legge Italiana prevede. Speriamo che questa nostra denuncia pubblica possa smuovere le coscienze di chi ad oggi, di fatto, ci ha impedito e ci impedisce di sfamare ed accudire i randagi di questa città”.

Le tre donne non sono state denunciate perché stavano sfamando degli animali randagi ma perché lo facevano in gruppo provocando un assembramento pericoloso per la diffusione del Coronavirus e non consentito dal Decreto del Governo”, replicano dal comando della Polizia Municipale di Reggio Calabria”. Ovviamente si ribadisce, con l’occasione, che è assolutamente consentito uscire di casa per le primarie esigenze degli animali, anche qualora siano randagi da sfamare, ma lo può fare soltanto una persona singola senza utilizzare quello degli animali come pretesto per fare gruppo contravvenendo alle regole rese necessarie in un momento così difficile”.

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