BOLOGNA. Gli animalisti dichiarano guerra ai cacciatori e lanciano il loro atto d’accusa alla politica definita “filovenatoria”. Teatro della manifestazione, svolta nella mattinata di martedì 19 novembre, è stata proprio la sede della Regione Emilia Romagna, in via Aldo Moro n. 50, dove un gruppo di attivisti – in rappresentanza di 7 associazioni animaliste – si sono ritrovati per “urlare”, attraverso i loro slogan appesi al corpo, un pesante atto d’accusa.  ovvero Animal Liberation, LAV Bologna, Lega Abolizione Caccia Cruelty Free, Lega del Cane, Progetto PAN, Di Versi e Voci, Bologna Animale, Panda Imola Arca di Noè – si sono ritrovati per “urlare” – attraverso i loro slogan appesi al corpo – un pesante atto d’accusa. Nel mirino dei manifestanti la

A sostegno della loro tesi non hanno portato una “mera” questione etica e morale ma dati. I primi, sono quelli delle morti umane della stagione venatoria 2018/2019. Secondo quanto hanno denunciato attraverso i loro cartelli, infatti, sarebbero state 30 le persone uccise – di cui 10 comuni cittadini che non imbracciavano il fucile-, mentre schizzerebbe ad 85 il numero dei feriti. Un vero e proprio bollettino di guerra che – denunciano – sarebbe “nutrito da interessi economici”. “Nell’ultimo decennio in Italia – spiegano  citando come fonte l’associazione Vittime della caccia – ci sono stati oltre 1.000 tra morti e feriti e una decina di bambini uccisi. Solo nei mesi tra settembre e novembre 2019, ci sono stati 11 morti, di cui un bambino, e 40 feriti”.

“L’aumento del numero dei Cinghiali – denunciano attraverso una nota – è un preciso obiettivo del mondo venatorio perché rappresenta una montagna di soldi: nella nostra Regione la caccia ai Cinghiali rende oltre 10 milioni di euro l’anno. Il lucro sui cinghiali cacciati è il motivo per cui, colline e boschi della nostra Regione, sono stati trasformati in mega allevamenti all’aperto a costo zero  (zero spese di costruzione, manutenzione, manodopera, luce, acqua, cibo ecc.)”.

Secondo i manifestanti, sarebbero 37.000 i cinghiali cacciati venduti in nero ogni anno in Emilia Romagna. Si tratterebbe di animali “allevati abusivamente e altrettanto clandestinamente rilasciati sul territorio” per venire poi uccisi dalle doppiette. “I cinghiali ci sono perché i cacciatori e i politici loro amici vogliono che ci siano e li vogliono numerosi. Fino al 1800 questi animali erano estinti nel nostro Appennino. I cacciatori li hanno immessi tramite i cosiddetti  ripopolamenti ed ibridati con maiali per renderli più grossi e prolifici”.

“Questa è una Regione filovenatoria – denunciano -. Pochi giorni fa Stefano Bonaccini, presidente della Regione, è andato a Roma per dichiarare guerra ai cinghiali. Dalla piazza di Montecitorio li ha accusati di essere troppi, essere un grave problema e creare gravi danni, sostenendo quindi le istanze delle associazioni venatorie. Non solo il PD: anche Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono partiti fortemente filovenatori. Smascheriamo questo imbroglio“.

Nel mirino degli animalisti, ovviamente, anche i cacciatori. “Oggi – affermano – annunciamo al Presidente Stefano Bonaccini, all’assessore Caselli, al PD, Lega, Forza Italia e Fratelli D’Italia che perderanno questa guerra,  violenta, crudele e unilaterale, perché i cinghiali non sono più soli: tutti noi siamo con loro e li difendiamo. Lo faremo anche con azioni dirette contro la caccia, frapponendoci tra loro e i fucili. I cacciatori sono meno dell’1% della popolazione che in maggioranza è contraria alla caccia”.

Le associazioni promotrici del presidio sono Animal Liberation – LAV Bologna – Lega Abolizione Caccia Cruelty Free- Lega del Cane – Progetto PAN – Di Versi e Voci, Bologna Animale – Panda Imola Arca di Noè.

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