Continua la querelle che vede al centro del contendere la custodia di animali di persone positive al covid19. Come avevamo denunciato i giorni scorsi, a suscitare stupore e paura in numerosi cittadini e alcune associazioni animaliste, erano state le dichiarazioni del dirigente dell’ausl veterinaria di Forlì uscite su un articolo pubblicato su Forlì Today.

I fatti

Qualcosa, rispetto a quella prima dichiarazione, è tuttavia cambiato. Venerdì 17, così come riporta il Corriere Romagna, il servizio veterinario dell’Ausl è ritornato in qualche modo sui suoi passi chiarendo – attraverso una nota scritta – che i box adibiti all’interno del canile comprensoriale forlivese sono “per animali che non si sarebbero potuti gestire in altro modo“.

“Il ruolo della sanità pubblica veterinaria che io rappresento – ha chiarito Rodingo Usberti in una nota- è quello di farsi trovare pronta di fronte ad eventi di emergenza che coinvolgono gli animali e la loro convivenza con l’uomo. Ci potremmo trovare di fronte ad un caso di un paziente positivo per Covid-19, proprietario di un cane o di un gatto, che può non essere in condizioni di accudirlo o di farlo accudire e, dato che la sanità pubblica deve venire incontro alle esigenze degli utenti, sono state approntate strutture di ricovero per questi animali che non si sarebbero potuti gestire in altro modo”. 

A differenza di quanto affermato dallo stesso dirigente del servizio veterinario, i box per i gatti non sono stati realizzati “nel vicino rifugio per gatti” ma all’interno dello stesso canile. Alcune strutture inutilizzate, infatti, sono state modificate con rete a maglia più stretta e doppia porta di ingresso, per poter accogliere eventuali felini domestici.

L’iter inusuale

Ciò che rimane da chiarire, tuttavia, è l’iter che ha portato i due cani ospitati all’interno della struttura di via bassetta 16/e. La procedura, infatti, come spiega il responsabile dell’anagrafe canina al Corriere Romagna, prevederebbe che fosse proprio questo ufficio comunale a dare l’ok all’ingresso in canile dopo avere ricevuto una comunicazione da parte dell’Ausl.

Non solo, tuttavia, per i due cani non è arrivata nessuna comunicazione in tal senso agli uffici comunali. Il responsabile dell’anagrafe canina del Comune di Forlì, infatti, ha saputo dell’ingresso del cane presente in canile (di una cane solo quando, al momento dell’intervista, in realtà, i cani presenti in canile erano già due), direttamente dal gestore del canile. In pratica, dunque, l’Ausl si è rapportato direttamente con la cooperativa che gestisce il canile.

La reazione politica

Un iter quantomeno “inusuale”, come lo definisce lo stesso assessore al benessere animale, Giuseppe Petetta. Immediate sono arrivate le reazioni anche in ambito politico. Il Movimento 5 stelle si è infatti rivolto direttamente all’amministrazione forlivese.

” La nostra AUSL veterinaria – affermano i consiglieri comunali pentastellati, Daniele Vergini e Simone Benini – non è nuova ad azioni che possiamo definire “peculiari”. Ricordiamo, ad esempio, il divieto totale, unico in italia, di portare gli animali da compagnia all’interno dei supermercati, nemmeno all’interno di appositi carrelli come succede nel resto della nazione; oppure il tristemente famoso abbattimento di una mucca crivellata con decine di colpi di pistola e poi finita con una fucilata a pallettoni. L’ultima “trovata” è che sarebbe stata disposta la creazione nel canile comunale di appositi box per cani e gatti di cittadini contagiati da virus Covid19, senza avvisare il Comune o l’anagrafe canina”.

Il rischio di questa iniziativa – sottolineano – è che passi il messaggio sbagliato che gli animali debbano essere portati in canile per la loro sicurezza, mentre come sappiamo, questa dovrebbe essere solo l’ultima possibilità. Ci chiediamo poi quali siano i costi per realizzare questi nuovi box che saranno pagati loro malgrado dai Comuni senza nemmeno essere stati avvisati, inoltre ci chiediamo come sia possibile ospitare dei gatti all’interno di un canile senza ledere il loro benessere o creare altre problematiche. Sollecitiamo quindi l’amministrazione comunale a riprendere in mano le redini e a garantire un uso oculato delle risorse e il rispetto del benessere animale”

Le linee guida del ministero

Effettivamente, anche le recenti linee guida divulgate dal Ministero della Salute, sottolineano che, “se nessuno si può occupare dell’animale o degli animali, essi saranno affidati al canile sanitario”. Il canile, dunque, deve essere l’ultima spiaggia, un servizio a disposizione del cittadino che non possa contare su parenti, amici o volontari.

Le associazioni animaliste

“Rispetto ai due cani attualmente presenti al canile di Forlì – sottolinea Federica Bartolini, presidente del “Gruppo volontari canile di Forlì”, associazione che svolge la propria attività di volontariato anche all’interno del canile comprensoriale comunale – non sappiamo nulla. Nessuno ci ha coinvolti per chiederci se potevamo occuparci temporaneamente di questi animali ed evitargli, così, l’ingresso in canile. In caso di situazioni analoghe, speriamo di essere coinvolti in futuro, per fare la nostra parte ed evitare – se possibile – la stressante esperienza dell’ingresso in canile ad animali di proprietà”.

Probabilmente, il “cortocircuito” che si è creato, potrebbe essere proprio legato all’insolito iter adottato dal servizio veterinario forlivese che potrebbe non aver permesso, di fatto, al Comune di considerare altre possibilità di custodia per i due cani in questione.

Il canile come fonte di stress

Quando possibile, un animale va gestito in casa. A sottolinearlo è lo stesso presidente dell’associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), Marco Melosi:

“Un cane o un gatto improvvisamente privati del loro contesto socio-familiare e del loro habitat – spiega- possono andare incontro a diversi ordini di disagio e di stress, a seconda dei casi, individuo per individuo. Ecco perché il benessere animale deve essere anteposto a soluzioni sbrigative di quarantena coercitiva,privilegiando quanto più possibile una gestione temporanea mediata e accompagnata dal medico veterinario curante e da un medico veterinario esperto in medicina del comportamento animale”.

Sì agli animali in famiglia adottando le misure di sicurezza.

“Chi è positivo alvirus distanzi sé stesso dagli altri familiari, animali di famiglia compresi. Il problema si pone qualora il proprietario in quarantena per covid-19 sia l’unica persona a potersi occupare dell’animale. In questo caso, è necessario individuare un familiare
o un conoscente che possa temporaneamente farsene carico. Il medico veterinario curante può essere di grande aiuto nel valutare questa circostanza”.

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