Due allevatori sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Cagliari per il reato di ‘uccisione di animali’, art. 544 bis del codice penale. è questa il primo obiettivo messo a segno dalla video inchiesta portata a termine da Essere Animali.

L’indagine

Attraverso telecamere nascoste, l’organizzazione ha potuto filmare ciò che avveniva all’interno di 20 allevamenti dislocati in tutte le province sarde. Immagini che immortalano pratiche vietate dalla legge e scioccanti ammissioni di allevatori che affermano di uccidere gli agnelli maschi appena nati, nei momenti di bassa richiesta di carne, perché antieconomico allevarli.

Proprio per questa ragione, l’organizzazione ha chiesto l’intervento dell’Azienda per la Tutela della Salute – ATS Sardegna e del Ministero della Salute, affinché sia fatta luce sulla sorte di migliaia di agnelli nella regione con il maggior numero di ovini allevati in Italia, circa 3 milioni, la metà del totale.

 “L’allevamento ovino – spiega Essere Animali – trae profitto principalmente dalla produzione di latte di pecora, utilizzato per fare il formaggio. Come tutti i mammiferi, anche le pecore per produrlo devono aver partorito. Gli agnelli che nascono, vengono destinati alla filiera della carne e a 30 giorni di vita sono mandati al macello. Ma lontano dalla Pasqua e dalle festività natalizie il consumo di questa carne cala. Le ammissioni di alcuni allevatori, nonché le risposte elusive di altri, lasciano presupporre che l’uccisione degli agnelli nei periodi in cui il mercato non è in grado di assorbire l’offerta, sia un reato piuttosto diffuso.”

Dati discrepanti con quelli ufficiali

Anche i dati ufficiali sono discordanti. Nel 2019, anno in cui è stata realizzata l’indagine, secondo la Banca Dati Nazionale sono state allevate in Sardegna circa 3 milioni di pecore e, per l’Istat, gli agnelli macellati sono stati 548.000.

“Considerando che una pecora in allevamento partorisce 1 agnello ogni anno”, aggiunge l’organizzazione “e che solo la metà di questi sono femmine che vengono allevate per il latte, gli agnelli macellati per la carne dovrebbero essere come minimo più di un milione, con una stima per difetto. Di conseguenza, o i dati forniti non rispecchiano la situazione reale o è evidente che nascono migliaia di agnelli maschi che non rientrano nelle statistiche degli animali macellati. Che fine facciano non si sa.”

Aggirati i controlli IGP

Gli investigatori di Essere Animali hanno raccolto anche diverse testimonianze circa possibili truffe relative alla certificazione di indicazione geografica protetta, IGP. La denominazione ‘Agnello di Sardegna’, infatti, dovrebbe essere riservata esclusivamente agli animali nati nella regione, identificati da una specifica marca auricolare e allevati secondo un preciso disciplinare. Diversi allevatori hanno però affermato che è facile eludere i controlli e anche numerosi agnelli importati dall’estero sarebbero riconosciuti IGP, con contraffazioni e operazioni fraudolente.

Le violenze sugli agnelli

Denunciati anche un trasportatore e diversi operatori di un grande macello. Il trasportatore è stato filmato in un allevamento in provincia di Oristano mentre appendeva gli agnelli per le zampe per pesarli, lasciandoli in questa posizione per una decina di minuti. Una procedura non consentita dalla legge, che vieta di sollevare gli animali con queste modalità, perché causa loro dolore e stress.

All’interno del macello situato in provincia di Sassari sono state filmate gravissime negligenze degli operatori, nonostante la presenza sul posto dei veterinari. Per legge agli animali andrebbero risparmiati dolori o ansie evitabili, ma le immagini mostrano agnelli macellati in gruppo, che non possono sottrarsi alla vista dell’uccisione dei loro simili. La iugulazione inoltre dovrebbe avvenire subito dopo un efficace stordimento ma, come mostrato nel video, trascorrono 50 secondi tra le due operazioni. Alcuni agnelli sono storditi in modo inadeguato, si svegliano o comunque sono ancora coscienti nel momento in cui vengono uccisi. Altre volte gli operatori si accorgono che gli animali sono vigili e applicano una seconda scarica elettrica, con ulteriori gravi sofferenze.

L’appello a smettere di mangiare carne

I nostri investigatori sono stati più volte testimoni di pratiche illegali, come le macellazioni di gruppo o l’utilizzo di strumenti di stordimento inefficaci. È accaduto anche in macelli dell’Emilia-Romagna e delle Marche. Ma anche quando abbiamo visitato macelli che rispettavano le leggi, l’uccisione di un animale di poco più di un mese di vita, terrorizzato a causa della separazione dalla madre, è stato uno spettacolo straziante. Per questo, oltre a chiedere alle autorità di indagare sulle problematiche che abbiamo sollevato, rilanciamo anche quest’anno la campagna #IoNonLoMangio, per invitare le persone a trascorrere una Pasqua senza cibarsi di carne, conclude l’organizzazione.

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