Io e Akim siamo entrati in canile assieme. La mia è stata una scelta, lui ci è finito dopo giorni di appostamenti ed una cattura con anestetico. Inizialmente, sbirciava il mondo da dentro la cuccia. Era terrorizzato dall’uomo ma, al tempo stesso, ne era attratto. Ha imparato, a piccoli passi, a fidarsi di me e, di conseguenza, ad avere meno paura delle persone. Giorno dopo giorno, dopo un anno di approcci, ha deciso di farmi il regalo più bello: donarmi la sua fiducia. Si è lasciato accarezzare dolcemente e non potrò mai dimenticare il suo sguardo, timido e arreso, che ha incrociato per la prima volta il mio. 

Gli avevo promesso che la sua casa non sarebbe stata per sempre quel box. Gli avevo promesso una famiglia. Così è stato. Ci ho messo 7 anni per convincere i miei familiari ad aprirgli le porte di casa. Un lasso di tempo lunghissimo in cui Akim si è rotto, nel frattempo, entrambi i crociati e più volte si è ridotto pelle ed ossa dallo stress. 

All’ennesimo isolamento per problemi ad una delle due zampe, una mia telefonata isterica cambia le mie e le sue sorti. Imprevedibilmente, prendo in contropiede mio padre che – sentendomi piangere disperatamente – crede che sia stata vittima di un incidente. Quando capisce che sto piangendo perché Akim non sta bene e rischia il terzo intervento alla zampa, lo shock ha la meglio e in un momento di cedimento la tanto agognata frase “Ok, portalo a casa. Ma lo facciamo operare, riabilitare e poi o torna in canile oppure gli trovi un’altra famiglia”. Come no. Quattro mesi dopo, mio babbo è accucciato a quattro zampe nel tentativo di conquistare la fiducia di Akim, che proprio non ne voleva sapere di fidarsi di un uomo dalla voce così forte. 

A casa mangia dalla prima sera e, anche se nei suoi occhi si intravede quel velo di terrore, questa volta ha la meglio la sua gioia. Se in canile i miglioramenti sono arrivati a piccoli passi, in famiglia sono state ampie falcate. A 8 anni d’età, 7 dei quali trascorsi in un box, Akim ha iniziato a conoscere il mondo ed i suoi abitanti. Ben presto scopre la bellezza di passeggiare con la pettorina, associa la macchina a posti splendidi come il parco giochi o le gite in collina, capisce che a comandare a casa sono i gatti con i quali non si discute. Da cane “fobico”, che qualche educatore cinofilo addirittura definisce “un caso perso”, Akim diventa un “cane in piena regola”, che corre impettito al cancello di casa quando sente avvicinarsi qualcuno e aspetta, trepidante, il rientro a casa dei suoi compagni umani. È bastato dargli la possibilità di superare le sue paure rispettando i suoi tempi. Nulla di più. 

Ho scelto di condividere la sua, o meglio, la nostra storia essenzialmente per una ragione: Akim è la prova vivente – qualora ne servisse ancora una-, di quanto infondate siano le reticenze legate all’adozione di un cane adulto. Ancora oggi, molte persone credono che chi ha qualche anno anagrafico non si affezionerà alla famiglia, che non capirà i ritmi di casa. Nulla di più infondato, provare per credere. I canili sono pieni di animali adulti e chi ha dai 7/8 anni in sù, rischia tangibilmente di non uscirne mai. Ergastolani senza colpa, condannati ad una vita di reclusione. Ognuno di noi può decidere di scrivere, di proprio pugno, un epilogo diverso attraverso l’adozione. E farsi così il regalo più prezioso. 

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